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Itinéraire d’un pêcheur à la mouche

John D. VOELKER (Robert TRAVER)

Itinéraire d’un pêcheur à la mouche

Gallmeister, Paris 2006
(ediz. orig. americana: Trout Madness, The Lyons Press, New York 1992).



A cura di Marco Baltieri

John D. VOELKER (Robert TRAVER), Itinéraire d’un pêcheur à la mouche, Gallmeister, Paris 2006 (ediz. orig. americana: Trout Madness, The Lyons Press, New York 1992).
John D. Voelker (1903-1991) ha passato la maggior parte della sua vita a Ishpeming, una cittadina del Michigan dove svolgeva la funzione di magistrato, sempre con un occhio alla possibilità di evadere dai suoi compiti un po’ tediosi per poter saltare sulla vecchia auto e andare a bagnare qualche mosca in un bel bacino creato da una diga di castori. La Upper Peninsula del Michigan è un posto dove gli inverni sono molto lunghi e molto freddi e, con lo pseudonimo di Robert Traver, il nostro ha scritto anche numerosi romanzi polizieschi dei quali il quinto, Anatomy of a Murder (1959), ha avuto uno straordinario successo, sia come libro che nella sua versione cinematografica (Anatomia di un omicidio, con Ben Gazzara). I diritti d’autore hanno consentito a John di abbandonare la sua professione per dedicarsi alla sua vera passione, la pesca a mosca (una vera madness, come dice il titolo). Quella che presentiamo questa volta (nella versione francese) è una raccolta di racconti che descrivono il modo con cui il nostro ha coltivato con serietà (e tanta ironia) questa incomparabile passione. Nell’introduzione spiega con chiarezza la sua filosofia: Il pescatore di trote è una specie di tossicomane. Abita un piccolo mondo onirico tutto suo e gli uomini che lo circondano, che lui vede sprecare le loro vite a correr dietro senza riflettere al denaro e al potere, lo stupiscono davvero – un sentimento senza dubbio perfettamente reciproco. Lui si percepisce con sicurezza come un essere non ancora corrotto. In questo non è lontano dall’essere un filosofo e gli capita di pescare non perché consideri la pesca come un attività di grande importanza, ma perché sospetta che tutti i desideri e le preoccupazioni degli uomini siano in fondo del tutto futili. La sua aria sorridente maschera spesso un fondo di malinconia e di disillusione, una coscienza – e una accettazione – tranquilla dell’impermanenza dell’uomo e delle sue opere.

Marco Baltieri

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