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Pesca al salmone nello Yemen

Paul TORDAY

Pesca al salmone nello Yemen

Rizzoli, Milano 2007 (tit.orig. Salmon Fishing in the Yemen, 2007).




A cura di Marco Baltieri

Strana (e folle) idea quella di tentare l’introduzione dela salmone atlantico in un paese come lo Yemen, caldissimo e privo d’acqua! Ma quando ci si mettono uno scieicco visionario (e pieno di soldi) - convinto che la nobile arte della pesca al salmone risolverà lo scontro di civiltà tra Islam e Occidente – un primo ministro inglese (col suo codazzo di portaborse spregiudicati) e – suo malgrado – un ittiologo volonteroso quanto ingenuo, bene, allora tutto diventa possibile. O meglio, tutto potrebbe essere possibile, se non ci si mettessero di mezzo i fondamentalisti islamici, i nazionalisti scozzesi e la potentissima lobby dei pescatori di salmoni.
Tra il momento in cui viene concepita la brillante idea e l’inaspettata conclusione (che naturalmente non può essere qui rivelata) stanno una serie di episodi che è difficile dimenticare. Almeno uno per tutti: lo scieicco di cui sopra sta per essere ucciso da un terrorista travestito da scozzese, ma viene salvato dal suo gillie che con un doppio Spey aggancia sulla guancia il pericoloso individuo.
Ma veniamo alla “morale” del romanzo (questa ci serve!).
Primo, ai politici dei salmoni, dei fiumi e della pesca non frega un bel niente: basta avere l’occasione di farsi fotografare al momento giusto per catturare i voti dei pescatori (che evidentemente in Gran Bretagna sono tanti).
Secondo: gli ittiologi sono sempre disponibili a cambiare idea riguardo alle loro ipotesi scientifiche: basta fargli ballare davanti agli occhi un congruo quantitativo di soldi.
Terzo: i pescatori incazzati quando vogliono possono anche avere un po’ di “peso politico”.

Marco Baltieri

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