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La follia del pescatore a mosca

11 Dicembre 2020


LA FOLLIA DEL PESCATORE A MOSCA

L’ “epoca d’oro” della follia fu sicuramente il Rinascimento che le attribuì un significato di grande importanza.

Fra i più noti pittori che presero la pazzia come soggetto di alcuni loro lavori, oltre ai tedeschi Durer e Bruegel, ci fu il fiammingo Hieronymus Bosch che nel 1494 dipinse “La nave dei folli”, ora esposta presso il Louvre di Parigi (foto del cerchio odierno).

La nave dipinta da Bosch richiama anche una pratica piuttosto diffusa a quei tempi, perché i “dementes” non solo mancavano di senno, ma quasi sempre anche di fissa dimora, famiglia ed affetti stabili, cosicché non di rado venivano allontanati o per meglio dire semplicemente spostati da una città all’altra, su barconi fluviali.

In letteratura, oltre all’Ariosto che impiegò più di un quarto di secolo per rifinire il suo “Orlando Furioso” e così narrarci le gesta dell’eroico cavaliere che “per amor venne in furore e matto / d’uomo che sì saggio era stimato prima”, componendo quello che ancora rimane il “poema della follia” per eccellenza, chi ad essa dedicò addirittura un “Elogio” fu il famoso Erasmo da Rotterdam, una fra le menti più geniali ed acute dell’intero Rinascimento europeo.

La “follia” ovviamente non risparmiava neanche il gentil sesso. Giovanna di Castiglia, madre dell’uomo più potente del mondo d’allora, l’Imperatore Carlo V d’Asburgo, fu definita o fatta passare per “loca”. Le prime avvisaglie di un comportamento che non si addiceva di certo a una regina non tardarono a manifestarsi con l'affiorare delle infedeltà coniugali del marito ( ndr: Filippo il Bello) che furono il motivo scatenante delle numerose sceneggiate di Giovanna la quale, ferita nell'onore, finì con l’esplodere anche davanti ad un folto pubblico quando, in occasione di un pranzo di gala, a colpi di forbici affrontò la rivale di turno, sfregiandole il viso.

Da quel momento iniziò ad essere chiamata "la pazza", e come tale, tutti avrebbero presto avuto interesse a farla passare, compreso il padre, il marito e pure il figlio Carlo. Come ci narra la storia, Giovanna passò 46 anni rinchiusa nella fortezza di Tordesillas isolata e trattata con sadica durezza dai suoi carcerieri che per calmarne le crisi non conoscevano altro modo che somministrarle robusti ceffoni e dolorose legature di corda. (ndr: A.Pagani)

Uno scambio epistolare con il sempre propositivo Nino mi ha fatto pensare a un TRD che parlasse delle “follie del pescatore a mosca”. Sinceramente non quelle riguardanti il portafoglio, che molto probabilmente abbiamo fatto tutti, ma piuttosto mosche, lanci, pesci, canne, code…etc…
A voi!


Valerio Santagostino (BALBOA)
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