SCREEN

Layout

Cpanel

Storia di una Palometa (Permit) e di uno Slam mancato



Word di Luca “Acqua pazza” Antonioni
photo di Gabriele Quarantini e Luca Antonioni
Tempo di lettura: 15 minuti



  Febbraio 2014


Non ricordo bene ..... la memoria a volte tradisce ....ma le sensazioni rimangono addosso .... Il profumo dell'aria di mare, il caldo del sole sulla pelle, il rumore del vento che soffia instancabile sulle Flat , i colori dell'acqua e i versi di certi uccelli acquatici nel silenzio e io in piedi sulla prua dello Skiff mentre tutto questo mondo mi pervade i sensi venendomi incontro.
È una piovosa giornata di Luglio. Le emozioni di quei giorni del mese di Febbraio passati nella Isla Grande (Cuba) tornano al cuore dove poi sono nati.
Partiti da Bologna per raggiungere l'isola via Toronto ( Canada ) dove abbiamo passato una notte con una temperatura di -7°, confortati da una discreta bistecca e dalla birra locale, abbiamo dormito alcune ore in attesa del volo della mattina seguente che ci avrebbe portato a Cayo Coco, località turistica nella provincia di Camaguey.
Il giorno seguente, sbrigate le lunghe procedure dell'immigrazione cubana e cambiato un po' di soldi in moneta locale, finalmente con una temperatura di 28°, si è preso un pulmino e in due ore di viaggio sulle "caretere" (strade dissestate) dell'isola abbiamo raggiunto la nostra destinazione finale, una villa coloniale nelle vicinanze di una fabbrica di zucchero in piena campagna, ma ottima base per le incursioni giornaliere sulle Flat ancora poco frequentate di questa parte di Cuba.
Nella Isla Grande ormai la maggior parte degli spot di pesca sono ben conosciuti per la qualità delle acque e apprezzati per le numerose catture, ma non tutto è stato ancora esplorato e molti potenziali spot sono ancora irraggiungibili e col ritmo di crescita cubano probabilmente lo rimarranno ancora per molto tempo.
I centinaia di Cayos che compongono questa parte Atlantica creano un vero labirinto di lagune con Flat di profondità variabile dai 50 cm al metro, circondate da mangrovie frequentate da numerose specie di uccelli acquatici tra cui bellissimi fenicotteri rosa .
Tra tutti c'è un Cayo in pieno mare aperto e non facilmente raggiungibile. Richiede un percorso di circa un’ora in andata e una in ritorno, su strada ancora totalmente sterrata. Salti e buche non mancano e con sveglia mattutina alle 5.00 compresa. Ma tutta questa fatica viene compensata in parte dalla visione delle lagune al sorgere e al tramontare del sole lungo il percorso, in parte dalla fauna e dalla flora del luogo.
Ogni mattina, arrivati in darsena, le nostre guide erano pronte con gli Skiff a portarci fuori tra i profondi canali e le immense Flat dove la pesca commerciale è vietata e dove, nel corso di una giornata, puoi anche non incontrare nessun’ altra imbarcazione .
Questo è il regno del Maccabi (Bonefish), del Robalo (Snook) e del Sabalo (Tarpon), ma sopratutto della Palometa (Permit), il vero predatore solitario delle Flat di Cayo Cruz. Sfuggente e imprevedibile, non si lascia vedere facilmente. Cambia direzione spesso rendendo difficile la valutazione della traiettoria con la quale poter lanciare la nostra imitazione. Ma chi ha avuto la fortuna di sentire la sua forza, una volta ferrato, può capire la felicità che si prova nella sua cattura.
Durante la pesca, il tempo passato alla ricerca del Permit é sempre molto lungo. Passano spesso ore prima che la tua guida, spingendo faticosamente con l'asta la barca sui bassi fondali, (nel mio caso anche un peso personale di tutto rispetto)…riesca dall'alto del suo supporto ad avvistare una Palometa. Da quel momento si comincia quel conteggio alla rovescia, metro dopo metro, per poter lanciare e depositare la nostra mosca a pochi centimetri dalla bocca del pesce.
La notevole quantità di Permit presenti fa si che in una giornata sia possibile riuscire a vederne dai 2 ai 6-8 esemplari, riuscendo poi a lanciare almeno su un paio di essi. Ma la prima difficoltà è proprio vederli, in quanto le guide sono abituate a notare ogni piccola increspatura o contrasto dell'acqua provocato dal pesce anche a 60 -100 metri di distanza, mentre il sottoscritto, improvvisato pescatore tropicale di pochi giorni all’anno, anche coi migliori occhiali polarizzati del mondo, prima dei 20 -30 metri non ne vede neanche la pinna superiore. Costei è scura e solitamente si nota veleggiare fuori dall'acqua con l'aiuto del sole. È un pesce che si aggira in coppia, se sono esemplari in età adulta, o solitari, spesso molto grossi. Entra nelle lagune con l'alta marea, con incursioni piuttosto rapide, e la sua diffidenza è estrema.
E’ un pesce sensibile ad ogni variazione della zona circostante e ai rumori. Infatti in uno degli ultimi giorni di pesca, dopo che Nelson, la guida, ne aveva individuato uno superbo posizionatosi su un basso fondale sabbioso, a favore di vento e in un’ottima condizione di lancio, ho eseguito solo due "stupendi" falsi lanci creando un fruscio nell'aria e un’ombra in acqua. Sono serviti rispettivamente il primo, a innervosirlo e il secondo a farlo partire a zig zag come un fulmine verso il blu, tanto per non smentire la sua fama. Ma la giornata perfetta è iniziata quando Nelson ci ha portato in una laguna accessibile solo in fading. Ancorato lo Skiff, con Gabriel il mio compagno di barca, abbiamo preparato le canne e indossato le scarpe da wading per proteggerci da rocce e coralli. Poi ci siamo avventurati nella laguna seguendone i bordi ricchi di mangrovie e mantenendo una certa distanza l'uno dall'altro.
Dopo circa una mezz'ora, ecco dal centro laguna venirci incontro una coppia di Palomete. Appena a tiro ed essendo in posizione più favorevole, ci prova Gabriel.
Ma nonostante la precisione, non sembrano interessati all'imitazione di gambero propostagli e continuano la loro discesa fino ad arrivare alla mia distanza di lancio.
La tensione è alta, riesco a eseguire un lancio anch’ io senza alcun risultato. Si allontanano e tornano verso il centro della laguna ormai fuori portata. Noi continuiamo la ricerca avanzando lentamente sotto il sole e scambiandoci l'importante aiuto di Nelson.
Ecco il primo Maccabi del giorno, è di Gabriel, un bel pesce. Qui la misura va dalle 4 alle 8-9 lb con alcuni esemplari fino alle 12 lb.
Sono pesci potenti, che sfoderano subito molti metri di backing offrendoti grandi sensazioni.
Poco dopo ne prendo un paio anche io e aiutato dalla guida tiro anche a un bel Barracuda che segue la mia scintillante mosca per qualche metro ma poi si allontana nonostante la tenacia con cui avevo cercato di prenderlo. Sembra che qui preferiscano piccole imitazioni di colore bianco.
Mentre ci giriamo per continuare lungo le mangrovie , alla nostra sinistra Nelson mi chiama una Palometa , “ a ore dieci, 60 metri ” , guardo , ma come al solito non la vedo , troppo lontana , ancora Nelson ,” a ore undici 40 metri “ , niente non la vedo ancora ma l'adrenalina sta salendo ,” ore dodici 20 metri , lancia !!! “ , carico la coda in trazione ma non riesco a lanciare. La Palometa si allontana, è veloce , non sembra in caccia di cibo , ormai penso sia andata , ma....improvvisamente, invertita la direzione, si avvicina in linea con la mia canna a circa 15 metri.
Il vento soffia dalla mia sinistra verso destra, e penso che non avrò un’altra occasione. Sfodero un lancio un po’ corto e la raggiungo a metà del suo corpo. Senza pensare, sollevo la coda dall'acqua e con un nuovo lancio posiziono il mio gambero proprio a 10 cm dalla sua bocca ,” ecco! “ penso....adesso lo guarda e se ne va come mi era già capitato varie volte precedentemente, ma la Palometa si mette in posizione di tailing e ghermisce la mosca. Sento la tensione nella coda, non devo nemmeno muoverla. Ferro subito di coda un bel colpo secco allungando la canna. Poi, senza pensare, alzo la stessa sopra la mia testa controllando che la coda non si arrotoli .... “ perfetto, si tutto perfetto!! “..... sento la frizione del mio mulo suonare a festa e il backing dopo la coda escono velocemente , si allontana sempre più piegando fortemente la canna con un tiro continuo e forti strattoni che provocano spruzzi nell'acqua bassa della flat .
Anche Nelson si agita urlandomi " Grande Luca!
Dovrebbe essere sulle 30 lb “ ! Mentre lei continua a correre verso l'imbocco della laguna , proprio dove Nelson mi sconsiglia di lasciarla andare per le troppe mangrovie , cerco con difficoltà di forzarla un po' e piano piano riesco a farle cambiare rotta.
Ormai é lontanissima e pur sapendo di avere circa 300 metri di backing da 35 lb sono molto preoccupato e spero si fermi presto. In questa fase non é possibile porre resistenza se non usando un po' di palming.
Non so quanto tempo é passato, ma finalmente si decide a fermarsi e incomincio a recuperare mantenendo sempre una notevole pressione per stancarla. Guadagno e perdo metri di backing poi comincio lentamente ad andargli incontro, devo accorciare le distanze anche perché un solitario barracuda di notevole taglia si è interessato alla mia Palometa in difficoltà.
Nelson si lancia contro il barracuda per sconsigliarlo a un attacco repentino e riesce ad allontanarlo salvandomi dall'ipotesi di recuperare un trancio di pesce. Ormai la vedo bene nel tentativo di operare un’ultima fuga e intanto chiamo urlando come un pazzo Gabriel per le foto , che intento alla caccia di un Bonefish nella pace della laguna, si gira probabilmente chiedendosi “ ma cosa vorrà questo , chissà cosa ha preso .....”.
E' a pochi metri e Nelson si accinge a prenderla dalla coda, la trattiene ormai stanca dal lungo combattimento, mi avvicino trepidante e felice nello stesso tempo. E’ ben ferrata nel grosso labbro inferiore e questo è andato a mio vantaggio.
E’ un pesce bellissimo con una struttura forte e dai colori tipici delle lagune. I grandi occhi un po’ spaventati e stanchi mi portano, dopo alcune foto di rito, a volerla rilasciare il più presto possibile.
Nelson conferma il peso stimato sulle 30lb e dopo avergli fatto riprendere le forze con un buon movimento di ossigenazione lascia la Palometa che lentamente si allontana attraverso le trasparenti acque della laguna verso la libertà .
Dopo i commenti.... di rito tra pescatori, e una breve consultazione, si conclude che rimane anche il tempo per tentare lo Slam, tre specie nello stesso giorno, il Bonefish che già avevo catturato prima, il Permit appena preso e il mancante Tarpon.
Così con l'approvazione del mio compagno Gabriel, Nelson si dirige verso una zona di pass profonde vicino al mare aperto, luogo solitamente frequentato da Tarpon.
Ma purtroppo dopo circa un’ora non abbiamo nessun avvistamento e si decide di raggiungere un piccolo gruppo di mangrovie con zone di sabbia bianchissima dove solitamente Baby Tarpon nuotano in school di 5 - 8 esemplari.
Ecco l'attimo fuggente ! i Baby Tarpon compaiono come dal nulla in mezzo a scure macchie di vegetazione acquatica e sono visibili solo mentre attraversano le zone sabbiose.
Cambiano direzione spesso rendendo difficile eseguire un buon lancio. Ho cambiato canna con la 9" # 10 e insisto a lanciare mentre Nelson cerca di girare faticosamente lo Skiff in tutte le direzioni.
Ormai sembriamo una trottola impazzita, “ due a sinistra 10 metri ! No tornano, altri 5 a destra ! ”
Finalmente tre Baby sono di fronte a me, eseguo un lancio perfetto, alcune strippate e un Tarponcino segue poi sale verso l'alto e ingoia la mosca chiudendo immediatamente la grande bocca.
Da dietro Gabriel e Nelson vedendo bene la scena urlano "È fatta ! " , ma non hanno fatto i conti con il mio stato di tensione che mi provoca un blocco del braccio sinistro impedendomi di ferrare quanto basta a far penetrare la punta dell'amo nella coriacea cartilagine della bocca del Tarpon. E così la bestiola riapre la bocca e con un soffione espelle la mosca lasciandomi sgomento.
Ormai è ora di rientrare e lo Slam é sfumato, i Tarpon sono scomparsi improvvisamente come erano arrivati . ” Ormai i tuoi Tarpon sono in Florida “ dice Nelson girando lo Skiff in direzione casa.
Nella certezza di aver passato una giornata speciale raggiungiamo la darsena e i compagni di viaggio.
Nei giorni seguenti abbiamo continuato a catturare vari Bonefish e avvistato svariati Permit.
Ho avuto un’altra occasione che purtroppo si é conclusa con la rottura del finale, ma come ho già detto, per uno che pratica questa pesca saltuariamente, questo è un grande successo in una tecnica che non permette errori e dove conta il primo lancio.
Sognando il prossimo viaggio, è doveroso un ringraziamento a tutti i ragazzi che mi hanno accompagnato nell’ avventura e alle fantastiche guide cubane!

ATTREZZATURA
CANNE : da 9 piedi saltwater per code 8 / 10 per Bonefish , Permit e Baby Tarpon.
In presenza stagionale di grossi Tarpon, anche la coda 12, semmai utile anche per i Barracuda.
Premetto che, visto la misura dei Bonefish presenti, con la 9 # 9 risolvi la maggior parte delle situazioni.

MULINELLI : saltwater per code 8/9 - 10/11 - 12 con ottima frizione e caricati con almeno 200 metri di backing da 20/30 lb o meglio, in Gel Spun.

CODE : 8 -9 -10 -12 WF saltwater

FINALI : da 16/20 lb, conici, meglio in fluorocarbon . Personalmente preferisco i finali a nodi, quindi tendo a costruirmeli in 4 pezzi con punta in fluorocarbon.

P.S. Le guide, quando usi un finale sotto le 20 lb, dicono che sei “ loco ” cioè matto, fate voi…

OCCHIALI : i soldi meglio spesi in una battuta di pesca nelle Flat!! Un consiglio, non risparmiate, forse sono il pezzo più importante della vostra attrezzatura senza cui non vedreste niente di quello che già è difficile vedere.

VARIE : tutto ciò che può aiutarvi per non bruciarvi al sole. Capi di vestiario leggeri e protettivi, crema solare protezione totale , scarpette da wading comode, non come le mie strette e scivolose.

VIAGGIO
Da Bologna a Toronto via Francoforte con Lufthansa
da Toronto a Cayo Coco Air Canada
poi, per le altre due ore di strada fino alla villa, vi faccio gli auguri....
Hotel a Toronto delle catene alberghiere internazionali, prezzo medio basso prenotato coi voli dall’agenzia , soggiorno a Cuba in villa coloniale organizzato dal gestore di pesca.

CONTATTI
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.



Luca “Acqua pazza” Antonioni



© PIPAM.it
Sei qui: Home Fly Magazine Avventure Storia di una Palometa (Permit) e di uno Slam mancato